Post

TorCountdown - 0

Immagine
Settembre è arrivato. Ci siamo. E' tempo di Tor des Geants. Vorrei dire “finalmente”, ma più si avvicina la partenza più mi sento piccolo e più vorrei avere altro tempo per prepararmi. Ma la sabbia nella clessidra si sta esaurendo, ci siamo, si parte. Vorrei ricapitolare le motivazioni che mi hanno portato fin qui, vorrei rianalizzarle per poterne trarre forza e conforto nei momenti difficili che incontrerò lungo il mio cammino. Ma non mi vengono le parole giuste, non trovo più i perché. Quelli, l'ho detto mesi fa, li trovo solo quando mi viene levato il mio giocattolo: lo sport. Il Tor è la prova estrema. La volontà di fare sul serio, di prendersi sul serio come persona e come atleta. Il prendersi tempo per se stessi. La volontà di andare oltre. Oltre le colonne d'Ercole. Oltre la fatica, il dolore, la mancanza di sonno. Oltre il dislivello, oltre il maltempo. Il Tor è metafora di vita. Ci saranno i momenti difficili, sarebbe stupido negarlo. Arriveranno il “chi me l'…

Non solo chilometri: allenare l'intestino

Immagine
Quando dico a un non addetto ai lavori che sto preparando una corsa di 330km solitamente mi sento dire (oltre al “sei pazzo” e al “nemmeno in macchina li faccio io) “chissà quanto ti stai allenando”. Domanda ovvia, ma che non inquadra esattamente cosa significa prepararsi per una sfida così importante.
E' un errore comune commesso anche da atleti di qualsiasi livello in effetti: si ragiona esclusivamente in termini di volume di allenamento. Ore, chilometri, dislivello, frequenza cardiaca e potenza sono parametri fondamentali per programmare e analizzare gli allenamenti. Sono una condizione necessaria per giungere al traguardo, ma non sufficiente. C'è un mondo al di fuori dei chilometri.
Per carità, la visione si sta già ampliando molto, con l'avvento del “core training” e di mille attrezzi la preparazione fisica per gli sport di resistenza sta uscendo (grazie a Dio) dalle palestre, sta abbandonando le squat machine per concentrarsi su plank ed esercizi di propriocezione.�…

Liguria, ti amo ma ti lascio

Immagine
Agosto, e Genova è una fornace. E' tempo di montagna, tempo di Valle d'Aosta. Non c'è niente da fare, il mare proprio non lo amo. Due giorni e voglio scappare. Sono un pessimo nuotatore, odio la sabbia, il caldo, le spiagge affollate. La montagna è elitaria, come gli alberi si fanno più radi con l'altitudine così diminuiscono anche le persone e, soprattutto, i tamarri ed i palestrati. Non c'è solitudine in spiaggia, non c'è contemplazione, non c'è fatica, non c'è selezione. Ma non sono un alpinista, quindi i pensieri sulla montagna e sul turismo li lascio a chi è più titolato di me. Mi ritiro in altura e, a poco più di un mese dal Tor des Geants, c'è un senso di missione nel partire.Un senso di ricerca di ciò che non ho trovato in questi mesi qui: dislivello, altitudine, concentrazione. Prima di scappare dalla torrida Liguria però interrompo le mie imprecazioni contro il caldo per dedicarle un pensiero: tornerò presto, perdonami. Perdonaci tutt…

TorCountdown: - 10

Immagine
Mancano 10 settimane al Tor des Geants 2017. Al mio Tor.  Voglio inaugurare così questa rubrica, TorCountdown, in cui cercherò di raccontare l'avvicinamento a questa avventura lunga, se ne avrò la forza, 330 km. Trecentotrenta chilometri. Fanno paura. Sono sempre stato un ferreo sostenitore del "di ciò di cui non si può parlare si deve tacere" Wittgensteiniano. O meglio: ho spesso usato (forzato?) questa frase per convincermi che certe cose meglio tenersele per sé. E quando i non addetti ai lavori mi fanno delle domande sul'allenamento e le gare preferisco restar vago per non dare l'idea del fissato. Cosa che sono senza dubbio, perché nonostante il tempo che dedico all'allenamento non sia certo quello di un top runner, il tempo e l'attenzione che occupa nella mia mente lo sport è elevato, elevatissimo. E su tutto questo domina da anni un chiodo fisso, che ciclicamente mi leva qualche ora di sonno: Il Tor des Geants. Tuttavia, se l'esperienza delle due se…

La Rigantoca: storia di un weekend a pois

Immagine
E' il rito di iniziazione per ogni vero escursionista genovese. E' un viaggio contromano e contro il tempo, dal mare ai monti e dalla notte al giorno. E' la Rigantoca, la marcia (non competitiva) che dal RIGhi porta all'ANTOla e termina a CAprile, sperduto paesino sopra Torriglia. 42 km che ti portano lontano, lontanissimo, fuori dal mondo. Non è una manifestazione storica (è nata solamente nel 2000) ma l'idea di raggiungere l'Antola, la montagna simbolo dell'escursionismo genovese, direttamente da Genova ha immediatamente fatto breccia nel cuore di centinaia di persone. E nel mio, ovviamente! Così dopo qualche anno di tira e molla ho rotto gli indugi ed ho cerchiato l'11 Giugno in rosso: immancabile, a qualsiasi costo.

Considerazioni pre-iscrizione e partenza: La Rigantoca è un sogno, un simbolo. Uno spettacolo l'idea di andare sull'Antola partendo praticamente da casa (cosa che volevo far sul serio). E' il battesimo di ogni vero genov…

6 conclusioni dal Giro100

Immagine
Il traguardo è stato smontato, i corridori sono tornati a casa, persino i coriandoli rosa sono ormai spariti da Piazza del Duomo. Anche questa edizione del Giro d'Italia è terminata. Che non fosse un'edizione qualsiasi lo si sapeva, quel 100 ha un significato ben preciso, ma in questi ultimi anni tra centenario del Giro, 150°anniversario dell'Unità d'Italia e varie partenze dall'estero ci siamo un po' abituati ai grandiosi annunci fatti dagli organizzatori. Eppure questo Giro è stato, secondo me, diverso e molto più significativo. Voglio quindi lanciarmi in 6 considerazioni su questa 100^ corsa rosa.

Addio ai Fab-4
Due anni fa alla vigilia del Tour de France è stato creato questo termine per descrivere i “Fantastici 4” ciclisti più forti del momento, tutti al via della Grande Boucle: Froome, Contador, Quintana e Nibali. Insieme vantano 18 vittorie tra Giro, Tour e Vuelta (e quasi altrettanti secondi/terzi posti). Dal 2013 hanno vinto tutti i Grandi Gir…

Chiedimi perchè (non) corro

Immagine
“Sometimes you just do things”, è il mantra che Scott Jurek, uno degli ultramaratoneti più forti della storia e una delle molle che mi han spinto a diventare vegetariano, ha ereditato e riadattato da suo padre. A volte le cose le fai e basta. Perchè corro, perchè faccio sport? Perchè macino decine e decine di chilometri in bici, di corsa o camminando? Me lo chiedo raramente, o meglio: immagino la risposta come se la domanda me la ponesse qualcun'altro. Poi, nei rari casi in cui questa domanda arriva davvero, perdo l'attimo, scrollo le spalle, dico qualche banalità pensando che la risposta è troppo complicata e che forse non interessa davvero, un po' come quando mi vien chiesto perchè sono vegetariano. A volte le cose le fai e basta.
E' vero. Come per un sacco di altre cose, quando entri in una routine smetti di chiederti davvero perchè lo fai. E' quasi una dipendenza, una parte di te. Competizione, riscatto, felicità, controllo del peso, antistress, masochismo,…