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6 conclusioni dal Giro100

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Il traguardo è stato smontato, i corridori sono tornati a casa, persino i coriandoli rosa sono ormai spariti da Piazza del Duomo. Anche questa edizione del Giro d'Italia è terminata. Che non fosse un'edizione qualsiasi lo si sapeva, quel 100 ha un significato ben preciso, ma in questi ultimi anni tra centenario del Giro, 150°anniversario dell'Unità d'Italia e varie partenze dall'estero ci siamo un po' abituati ai grandiosi annunci fatti dagli organizzatori. Eppure questo Giro è stato, secondo me, diverso e molto più significativo. Voglio quindi lanciarmi in 6 considerazioni su questa 100^ corsa rosa.

Addio ai Fab-4
Due anni fa alla vigilia del Tour de France è stato creato questo termine per descrivere i “Fantastici 4” ciclisti più forti del momento, tutti al via della Grande Boucle: Froome, Contador, Quintana e Nibali. Insieme vantano 18 vittorie tra Giro, Tour e Vuelta (e quasi altrettanti secondi/terzi posti). Dal 2013 hanno vinto tutti i Grandi Gir…

Chiedimi perchè (non) corro

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“Sometimes you just do things”, è il mantra che Scott Jurek, uno degli ultramaratoneti più forti della storia e una delle molle che mi han spinto a diventare vegetariano, ha ereditato e riadattato da suo padre. A volte le cose le fai e basta. Perchè corro, perchè faccio sport? Perchè macino decine e decine di chilometri in bici, di corsa o camminando? Me lo chiedo raramente, o meglio: immagino la risposta come se la domanda me la ponesse qualcun'altro. Poi, nei rari casi in cui questa domanda arriva davvero, perdo l'attimo, scrollo le spalle, dico qualche banalità pensando che la risposta è troppo complicata e che forse non interessa davvero, un po' come quando mi vien chiesto perchè sono vegetariano. A volte le cose le fai e basta.
E' vero. Come per un sacco di altre cose, quando entri in una routine smetti di chiederti davvero perchè lo fai. E' quasi una dipendenza, una parte di te. Competizione, riscatto, felicità, controllo del peso, antistress, masochismo,…

Pausa Caffè: sport & caffeina

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Sabato mattina. Le strade si riempiono di ciclisti di tutte le età, per la gioia di ogni automobilista. Carovane colorate la cui strada porta inesorabilmente al baretto. In salita ognuno col suo passo e ci si aspetta in cima: basta poco per stabilire le gerarchie. Ma al bar si entra e si esce tutti insieme. La pausa caffè è sacra, in Italia e non solo. Non esiste cicloturista, amatore o professionista che sfugga alla regola non scritta della pausa caffè. Quella della sosta caffè è una questione ormai culturale, ma ha un impatto sulla performance? Gli effetti stimolanti del caffè sono piuttosto noti ma voglio comunque addentrarmi nell'argomento, così caro agli italiani, cercando come sempre di andare oltre al sentito dire e di capire cosa dice la scienza quando si parla di caffè, caffeina e sport di resistenza.
Come funziona, in breve: la caffeina ingerita viene assorbita rapidamente dal tratto gastrointestinale e metabolizzata dal fegato: il picco ematico si raggiunge dopo circa un…

Birra, trail tapascioni ed asceti

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Quello dello sport amatoriale è un ambiente affascinante, che stupirebbe qualsiasi antropologo. Andate alla partenza di una gara di corsa, di ciclismo, di sci, e vedrete un mondo di colori, di espressioni, di risate e di tensione. Eppure, se mi perdonate l'approssimazione, penso che si possan far rientrare quasi tutti gli atleti in due grandi categorie, gli agonisti e i tapascioni. E a decidere in che categoria rentri una persona non sono i risultati: è un bicchiere di birra! Proprio così, non c'è niente di più significativo del carattere sportivo di una persona di come si pone di fronte ad una birra. Essendo cresciuto guardando il Giro d'Italia, ho presente mille interviste a ciclisti tiratissimi che raccontano di come lo spumante di capodanno sia l'ultimo brindisi della stagione, fino ad obiettivi stagionali ottenuti ed archiviati.. Ma loro sono professionisti, è un altro mondo. Eppure anche nel mondo amatoriale ho assistito ad eterni scontri tra i virtuosi, che non…

Breve manifesto a pois

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La maglia a pois (fr. Maillot à pois), è la maglia che viene indossata dal leader della classifica scalatori al Tour de France. Il suo disegno bianco a pois rossi è ormai un cult del ciclismo e dello sport, un simbolo ed un sogno fuori dagli schemi per tutti quelli che vivono per la prossima salita.
Con questo blog voglio esportare un po' del fascino anticonformista di quella maglia nel mondo del trail running, raccontando le storie di un giovane in cerca del sogno di una (finora breve) vita, di quel chiodo fisso chiamato Tor des Geants, e oltre, in quel mondo in cui "la resistenza si acquisisce con l'età" e quindi ci si farà solo del male, ma in fondo sarà divertente e forse ne varrà anche la pena.
Ma soprattutto (e forse questo a qualcuno interesserà) voglio parlare di alimentazione e sport di resistenza, per dare aria a quella tesi  su Alimentazione e ultramaratone che giace su uno scaffale a prender polvere ed a una seconda laurea in scienze motorie che chissà d…